Ad ammazzare l’imprenditore favarese Totò Lupo, all’interno di un bar nel pomeriggio di ferragosto – secondo la Procura e i carabinieri di Agrigento e Favara -, è stato l’ex suocero Giuseppe Barba, di 66 anni, colpito da un provvedimento di indiziato di delitto, firmato dal procuratore capo Luigi Patronaggio, e dai sostituti procuratori Paola Vetro e Chiara Bisso. I due magistrati erano presenti alla conferenza stampa, dove sono stati resi noti i particolari dell’inchiesta, che si è tenuta al Comando provinciale Carabinieri di Agrigento. Presenti il colonnello Vittorio Stingo, comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento, il neo maggiore Marco La Rovere, comandante della Compagnia di Agrigento, e il tenente Fabio Armetta, responsabile della Tenenza di Favara.
“La riuscita di questa attività si basa sul fatto che investigatori e inquirenti sono arrivati sul posto nell’immediatezza. Questo ha consentito di creare una squadra – ha sottolineato il comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento, il colonnello Vittorio Stingo – . I meriti principali vanno alla Tenenza di Favara che ha lavorato in maniera eccellente. La presenza sul posto dei sostituti Paola Vetro e Chiara Bisso e dello stesso procuratore capo Luigi Patronaggio ha dato una impronta particolare perché ci ha consentito di sviluppare tutte queste attività tecniche che possono essere fatte previa autorizzazione di chi ha la direzione delle indagini”.
La vittima è stata uccisa con tre colpi di pistola, esplosi da distanza ravvicinata, che lo hanno attinto alla testa, alla guancia, e alla spalla. Le indagini hanno permesso di esplorare fin da subito la pista del delitto scaturito in ambito familiare. Dalle prime testimonianze raccolte nell’immediatezza dei fatti dagli inquirenti, sono state accertate delle pregresse diatribe tra Totò Lupo, ex presidente del Consiglio comunale di Favara, e l’ex suocero Giuseppe Barba, in seguito ad un aspro conflitto tra la vittima, e l’ex moglie, soprattutto per motivi economici, connessi alla separazione tra i due coniugi.
“Le nostre pregresse conoscenze info investigative ci hanno consentito di battere da subito la pista dei dissidi familiari. Erano noti i contrasti familiari scaturiti dalla separazione fra la vittima e l’ex moglie – ha spiegato il tenente Fabio Armetta che coordina la tenenza dell’Arma di Favara – . Contrasti che avevano motivi economici. Si è rivelato fondamentale l’acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza che ci ha permesso di comprendere, senza alcun dubbio, quale macchina avesse utilizzato l’autore dell’omicidio”.
In particolare, l’attività investigativa si è concentrata sull’analisi delle immagini registrate dai vari sistemi di video sorveglianza attivi nei pressi del bar di via IV Novembre. Analisi, che hanno consentito di ricostruire le fasi salienti del delitto in maniera puntuale. I filmati visionati hanno documentato che l’autovettura di Salvatore Lupo –una Porsche Macan – verso le 17.43 si è diretta verso “l’America Bar”, Dopo aver parcheggiato, Lupo è sceso dal veicolo, dirigendosi all’interno del locale. Dopo alcuni minuti le telecamere hanno ripreso un’autovettura Fiat Panda, in uso all’ex suocero, da lì a poco, parcheggiata nei pressi del bar.
Il conducente, sceso dal mezzo, è entrato nell’esercizio commerciale. Pochi secondi dopo gli occhi elettronici hanno registrato un “fuggi fuggi” generale di passanti e avventori, alcuni dei quali, si trovavano all’interno del locale. Trambusto dovuto chiaramente ai colpi di arma da fuoco esplosi all’indirizzo dell’imprenditore. Successivamente il conducente della Fiat Panda si è allontanato a bordo dell’utilitaria. Il contesto investigativo cosi ricostruito è stato suffragato, inoltre, dagli accertamenti di microscopia elettronica eseguiti dai carabinieri del Ris di Messina che, incaricati di analizzare i prelievi eseguiti sull’indagato, e sulla Panda, hanno rilevato la presenza di numerose particelle di piombo, caratteristiche ed univoche dell’esplosione recente di colpi di arma da fuoco.
Sulla scorta di tali gravi e concordanti indizi di colpevolezza, la Procura della Repubblica di Agrigento, condividendo le evidenze investigative acquisite, ha emesso il decreto di fermo di indiziato di delitto a carico del 66enne che è stato accompagnato nella Casa circondariale di Agrigento, dove nei prossimi giorni sarà interrogato dal Gip del Tribunale di Agrigento. L’uomo e accusato di omicidio con l’aggravante della premeditazione, e dei futili motivi, di porto e detenzione abusivo di armi comune da sparo.
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